Smart working: il ruolo degli immobili e le preferenze abitative cambiano con la pandemia

Il ruolo degli immobili è cambiato negli ultimi mesi. Principalmente a causa della pandemia, certo, che ha costretto un sempre crescente numero di lavoratori a ritagliarsi degli spazi per lavorare in totale serenità. E così il settore immobiliare, che nonostante l’emergenza sanitaria che stiamo tutt’ora vivendo non dà segni di cedimento, muta e si adatta alla nostra nuova vita.

Quello a cui ci siamo abituati dopo l’avvento della pandemia è lavorare da casa. Un fenomeno che oggi viene spesso chiamato smart working ma che gli esperti tendono a definire meglio come “telelavoro”.
Definire lo smart working non è semplice e immediato ma, senza dubbio, la situazione di emergenza ha aperto interessanti prospettive per un’adozione del lavoro flessibile e ha di conseguenza cambiato l’approccio dell’essere umano alla sua abitazione.

Un nuovo modo di vivere la casa: cosa sta cambiando?
Certamente i mesi trascorsi tra le quattro mura di casa sono stati difficili, soprattutto per chi si è ritrovato a lavorare in spazi ridotti e con bambini piccoli, per di più con connessioni a internet inadeguate e scarse dotazioni informatiche.
La necessità di cercare spazi più ampi, dove poter lavorare in tranquillità, è diventata crescente. Ancor di più perché la strada dell’utilizzo dello smart working è stata tracciata ed è difficile immaginare un futuro senza lavoro ibrido.
Per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali «lo smart working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività».

Secondo il bilancio di Idealista, la pandemia ha accelerato alcuni trend già in atto, che si sono concretizzati nella ricerca di abitazioni polifunzionali e a ciclo continuo, sale multifunzionali, stanze di ampie dimensioni e con spazi modulabili anche per lo smart working. Questo vuol dire che allo spazio abitativo, legato al riposo e al privato, si sta affiancando anche la funzione lavorativa.

A tal proposito, diverse indagini concordano sul fatto che la voglia di acquistare casa non è in diminuzione. Al contrario, come viene riportato anche dal Corriere della Sera, è in forte crescita la ricerca di ampie soluzioni con annesso giardino e/o terrazzo. Nello specifico, le ricerche sono spostate verso piccole città e paesi dell’hinterland, dove il prezzo degli immobili è ridotto ed è possibile puntare ad abitazioni con ottime metrature, spazi più ampi (che permettono la penetrazione della luce naturale) e/o soluzioni indipendenti.

Alla ricerca di luoghi dove poter lavorare in serenità: Bnb Working Spaces
Questo periodo di grande incertezza e cambiamento, ha portato alla nascita di diverse start-up nel nostro paese che consentono di trasformare appartamenti dotati di tutti i comfort (momentaneamente disabitati), in spazi per lavorare in smart working.
Come riportato precedentemente, negli ultimi mesi conciliare vita lavorativa e vita familiare è stato difficile. Per questo motivo, piattaforme come Airbnb (che si basano soprattutto sul settore del turismo, fortemente in crisi), hanno pensato a delle soluzioni innovative. L’idea nasce dall’intuizione di Roberta D’Onofrio, che dopo il primo periodo di lockdown – quando in Italia gli smart workers sono passati da 570mila a 8 milioni – ha pensato alla creazione di un’innovativa start-up: Bnb Working Spaces.

Bnb Working Spaces mira a fare incontrare una domanda e un’offerta ripensata di spazi adatti per il lavoro a distanza. La founder ha quindi pensato di sfruttare gli appartamenti rimasti vuoti, per offrire temporaneamente spazi per lavorare. Il progetto è nato a Roma ma recentemente si è diffuso in altre città.  Infatti, sulla piattaforma sono state inserite la città metropolitana di Milano e diverse località di mare e montagna.
L’iniziativa di Roberta D’Onofrio ha riscosso notevole successo tra gli host, che hanno scelto di appoggiare l’iniziativa e ridisegnare gli appartamenti in smart office.

Tramite le piattaforme che hanno adottato questo nuovo modello, è possibile scegliere l’appartamento che fa più al caso proprio dotato di tutti i comfort: sedie ergonomiche, connessioni Wi-Fi ad alta velocità e spazi computer friendly. I luoghi, inoltre, sono sanificati ad ogni nuovo affitto e accuratamente puliti.

Qualche anno fa erano poche le aziende che consentivano di praticare lo smart working. Oggi che questa pratica è diffusa, la ricerca di luoghi dove poter essere più produttivi e perfettamente a proprio agio è crescente… e chissà cosa cambierà ancora nei prossimi mesi!